SERENDIPITY

L’Interstate n. 80 attraversa gli Stati Uniti da New York a San Francisco con un percorso lungo 4680 chilometri.

C ne aveva percorsi più di 1400, da Lincoln nel Nebraska fino a Salt Lake City in Utah. Il 23 Novembre 2013, cambiò strada e imboccò l’interstate n. 84 in direzione nord. La Ford Focus non è l’auto ideale per attraversare gli Stati Uniti, ma C, dopo una lunga ricerca sul web, fu felice di averla finalmente trovata anche se era piuttosto piccola per quel viaggio. Aveva quasi rinunciato a noleggiare un’automobile e stava pensando di cercare passaggi su Facebook/Zimride quando trovò una piccola agenzia in un sobborgo di Raleigh che offriva quella macchina ad un prezzo conveniente. C Si trovava in North Caroline ospite di un collega conosciuto anni prima. Con l’assistenza dell’amico, perfezionò il contratto: avrebbe restituito l’auto dopo 22 giorni all’aeroporto di Portland in Oregon, spendendo 1150 dollari.

C stava realizzando un vecchio sogno: il coast-to-coast. Faceva trasferimenti abbastanza lunghi e si fermava qualche giorno nella località raggiunta sia per visitarla che per riposarsi. Programmava di volta in volta le tappe del viaggio guidato dalla curiosità e dalle offerte di alloggio che trovava sul web. In quattro tappe era arrivato a Salt Lake City dove aveva trovato ospitalità presso un giovane, molto colto, che affittava alcune camere della sua bella casa.

Dopo quattro giorni si era rimesso in viaggio diretto a Boise.
Era in compagnia di Ester, una dottoranda in geologia che aveva chiesto un passaggio fino a Twin Falls, una piccola città a metà strada del suo itinerario. Quando era giovane C aveva fatto spesso autostop, ora Ester faceva la stessa cosa ma non rimaneva attendendo al lato della strada con il pollice alzato: grazie al carpooling, saliva come su un taxi! Questo fu proprio il primo argomento di conversazione all’inizio del viaggio. Poi C le parlò delle impressioni maturate nelle precedenti tappe. Era stato colpito dal profondo suono delle sirene dei chilometrici treni merci che riforniscono gli stati dell’Est. Quel suono lo aveva accompagnato per tutto il viaggio ed aveva avuto la sensazione che su quei treni viaggiassero lentamente anche idee e valori. Conosceva già le praterie che aveva attraversato in Kansas, Nebraska, Wyoming …le mandrie di bovini… i ranch-latifondo. Ma gli erano sembrati molto diversi da quelli visti nei film. Non era d’accordo con l’ironia che molti, a partire da Frank Baum nel Mago di OZ, riservano alle “grigie praterie del Kansas”. Superando i monti Appalachi era entrato in un nuovo universo caratterizzato da manifestazioni culturali, musicali, religiose che iniziava a reinterpretare. Le emozioni provocate dal sole che tramontava su quei piani orizzonti, infuocandoli, avevano agitato i suoi pensieri. L’affermazione di Robert Pirsig in Lila: “L’idea che ‘tutti gli uomini sono creati uguali’  è un dono al mondo degli indiani d’America” ora non gli sembrava più così sorprendente.

Fu a questo punto che Ester gli chiese il perché di quel viaggio.
C mascherò un certo imbarazzo. Molti giovani fanno viaggi come il suo senza tanti perché; gli era capitato di incontrarne e viaggiare con loro. Forse per cortesia si erano messi in relazione con lui come se fosse giovane come loro. Ora la domanda di Ester lo riportava al fatto che lui era un uomo di 65 anni, appena andato in pensione. Perché viaggiava come un ragazzo? Come spiegare qualcosa che in parte sfuggiva anche a lui?
Prima della pensione C era molto preoccupato. Non aveva idea di cosa avrebbe fatto senza l’attività professionale che fino ad allora aveva intensamente riempito la sua vita. Avrebbe potuto prorogare di qualche anno il suo incarico nella scuola che dirigeva, cosa che, tra l’altro, gli era stata insistentemente richiesta dai collaboratori. Ma aveva rifiutato il rinvio di una condizione, destinata comunque a concludersi, proprio per affrontare, nel pieno delle forze, quello che considerava un viaggio “di ricerca”.

Il caso lo guidava molto di più di quanto sarebbe avvenuto in una classica escursione turistica, per questo poteva considerarsi un viaggiatore a tutti gli effetti. La meta principale, Christmas Island, Kirimas nella lingua Gilbertese, si era imposta alla sua attenzione per la prima volta nel 1984. Era in una libreria di Lisbona e stava sfogliando un libro di geografia: Kirimas era l’atollo corallino più grande del mondo, anche se era una piccolissima isola. In seguito a ripetute circostanze casuali, negli anni successivi, quella sperduta isola dell’Oceano Pacifico aveva finito per suscitare la sua curiosità. Era uno dei luoghi abitati più isolati del mondo. L’idea di fare un lungo viaggio, subito dopo la pensione, era nata proprio da quegli episodi e si era via via arricchita di significati. Animus debes mutare non coelum, ( l’animo devi cambiare non il cielo) scrive Seneca; ma lui si era persuaso che incontrare e conoscere donne, uomini, ambienti sotto diversi cieli aiuta a cambiare l’animo e lui era aperto a raccoglierne le indicazioni.
Aveva programmato la partenza il 22 Settembre 2013, il ritorno a casa il primo marzo 2014, intendeva fermarsi a Chistmas Island almeno nella settimana di Natale e poi proseguire per l’Australia. Là avrebbe fatto visita ad alcuni cugini che erano emigrati negli anni ’50. La sua famiglia aveva mantenuto i rapporti con loro nonostante la grande distanza. I suoi genitori erano andati a trovarli molti anni prima e a lui piaceva l’idea di fare quella visita avendo ora raggiunto la stessa età che suo padre aveva allora.

La conversazione divenne via via più confidenziale e C chiese ad Ester se fosse mormone. Lei sorridendo disse che non tutti gli abitanti di Salt Lake City sono mormoni, ma poi ammise di esserlo stata. C aveva già incontrato giovani mormoni che avevano abbandonato la loro Chiesa, soprattutto perché non ne sopportavano la rigida etica che proibisce, senza alcuna tolleranza, rapporti sessuali prima del matrimonio. Avrebbe desiderato approfondire con Ester molti aspetti di quella religione. Quando aveva visto il Tempio Mormone di Washington, con la sua fantascientifica architettura, e quello di Salt Lake City si era persuaso che quella religione avesse una qualche importanza nella vita sociale degli Stati Uniti ed era davvero curioso di saperne di più. Aveva visto entrambi i templi solo dall’esterno dato che l’accesso è consentito solo ai fedeli praticanti. Questi aspetti esclusivi rendono la separazione formale dalla Chiesa Mormone spesso dolorosa. Anche lui si era separato dalla religione cattolica. Avvenne una domenica del 1970, era nella chiesa che frequentava da bambino, in cui aveva fatto il chierichetto. Il parroco, durante la predica si era pronunciato contro l’approvazione della legge sul divorzio in Italia. Lui aveva interpretato quelle parole come un’imposizione di principi etici cattolici a tutti i cittadini. Da allora aveva iniziato una personale ricerca spirituale ma entrava ancora in chiesa in occasione di matrimoni e funerali di parenti ed amici. Nella breve conversazione che seguì comprese che per Ester l’abbandono della Chiesa Mormone era stata molto più dolorosa: aveva comportato la separazione da una comunità.

Ester cambiò argomento e preferì parlare dei suoi studi sulla geologia del territorio. Citava spesso “Lake Bonneville” finché C le chiese dove fosse questo lago. “Davvero non conosci la sua storia?” esclamò sorpresa Ester. “Quando siamo usciti da Salt Lake City con l’autostrada I84 abbiamo percorso il fondo di un lago che occupava tutta la valle e, nel primo tratto, abbiamo costeggiato l’ultimo residuo del grande Lake Boneville. All’epoca era uno dei più grandi laghi d’America” .
Il giorno precedente C era salito a Brighton, località di sport invernali sui monti intorno al Great Salt Lake. Sulla strada del ritorno si era soffermato a guardare l’immensa valle che un secolo e mezzo prima era stata colonizzata dai pionieri mormoni. La vista gli aveva ricordato la parte della Valle Padana delimitata da un ampio semicerchio formato, a nord, dalle alpi Pennine, a ovest dalle alpi Cozie, a sud dalle Liguri e, infine, dal primo tratto degli Appennini. C vedeva quella vasta piana da Mosso, un piccolo paese ai piedi del Monte Rosa, in cui aveva diretto per due anni una scuola secondaria. La valle comprendeva tutte le città in cui aveva trascorso la sua vita, Alessandria, dov’era nato, e poi Pavia, Vercelli… ora gli appariva modesta a confronto con la vastità che aveva ora davanti.

Ester gli disse che circa 18.000 anni fa il livello del lago Boneville si era alzato fino a tracimare oltre una diga naturale che, a causa della sua debole consistenza, fu rapidamente spazzata via. Una massa d’acqua pari a 380 miglia cubiche si riversarono nella valle sottostante. In meno di un anno, il lago si svuotò abbassandosi di più di trenta metri. La valle sottostante fu travolta da una inondazione la cui violenza scavò in breve tempo un canale che altrimenti sarebbe stato eroso dalle acque in milioni anni, come avvenne per il Grand Canyon. Durante una sosta C, colpito dal racconto, prese il suo Ipad per meglio comprendere le dimensioni della catastrofe. Cercò dati sul lago di Como, che ben conosceva, per confrontarne i volumi. Dopo alcuni calcoli, cercò di immaginare una massa di acqua pari a 70 laghi di Como che si riversano in Valpadana superando la diga nei pressi di Lecco. Poi si ricordò del disastro avvenuto in Italia nel 1963 nella valle del Vayont. All’epoca era un ragazzo ma le immagini di quella valanga d’acqua precipitata sul villaggio di Longarone erano ancora molto vive nei suoi ricordi anche perché di quella tragedia si parlò per anni. Una diga era stata costruita in un luogo geologicamente inadatto. Il lago artificiale aveva inzuppato il terreno provocando una immensa frana che fece esondare tutta l’acqua provocando 1917 vittime. C consultò ancora Wikipedia e fece altri calcoli: la massa d’acqua che seppellì Longarone, era 200 volte inferiore a quella del lago di Como! Dunque La massa d’acqua che si riversò dal lago Bonneville scavando quello che ora si chiama Snake River era dunque 14.000 volte più grande di quella di Longarone. Confuso dai suoi stessi calcoli rinunciò a rappresentarsi un fenomeno di quelle dimensioni e chiese ad Ester se al tempo del disastro gli uomini abitavano quel territorio. Ester, sorpresa, rispose che la datazione della catastrofe e anche quella della presenza umana nel nord America è ancora molto incerta per rispondere ad una simile domanda. C pensò che se un gruppo umano fosse sopravvissuto a quell’evento l’avrebbe tramandato in un racconto mitico. Come quello del diluvio universale. Ma non osò esporre quella fantasia ad Ester che si era rivelata una studiosa molto attenta alle evidenze empiriche.

La conversazione era stata piacevole ed erano arrivati, quasi senza accorgersene, a Twin Falls. Passato il ponte sullo Snake River, Ester fece cenno di fermare. Il canyon scavato in pochi mesi dalla violenza delle acque del lago Bonneville si propose in tutta la sua impressionante bellezza. Quindi ripresero il viaggio spostandosi in diversi punti del canyon e visitarono le Shoshone Falls. Ester improvvisò una lezione sui diversi di strati di rocce. La lezione continuò a Twin Falls, in Addison avenue, al Burgher Stop dove C pretese di offrire il pranzo alla ragazza come ringraziamento per tutte quelle interessanti informazioni. Senza quell’incontro casuale la giornata sarebbe stata una semplice trasferta. Dopo calorosi saluti, C ripartì da solo, doveva fare ancore molta strada per raggiungere Boise.

Molti mesi dopo A scoprì che il locale di fronte al Burger Stop  dall’altra parte di Addison avenue si chiama Serendipity, ne fu  sorpreso perchè aveva già deciso di chiamare così il suo racconto.

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